Come sviluppare la consapevolezza: tecniche di Yoga, mantra e presenza mentale
- Serena Schiavon
- 28 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Molti insegnanti di Yoga descrivono la pratica come un mezzo per espandere la consapevolezza del praticante, internamente ed esternamente. Che la si chiami consapevolezza, Sé, spirito, coscienza o totalità, poco importa: nomi diversi si riferiscono tutti alla stessa esperienza.
Essere consapevoli significa imparare a osservare i propri processi fisici e mentali da una posizione esterna. Quando diventiamo spettatori delle nostre attività, scopriamo una parte di noi che trascende sia il corpo che la mente, agendo come un testimone silenzioso di entrambi. È proprio in questa esperienza che risiede il cuore della parola consapevolezza.
Quanto spesso sperimenti la distrazione? La distrazione è una chiara indicazione che la consapevolezza è stata persa. Se dimentichi spesso le cose è perché non sei stato consapevole del gesto di posare un oggetto da qualche parte: la tua attenzione era altrove.
La maggior parte delle persone raramente sperimenta una completa autoconsapevolezza, perché è spesso persa nei pensieri, nelle fantasie o totalmente coinvolta nelle attività fisiche, al punto da essere ignara di tutto il resto. Considera la moltitudine di pensieri irrilevanti che attraversano la mente durante qualsiasi azione: la maggior parte non ha uno scopo pratico ed è piena di banalità, frammenti di conversazioni passate, pettegolezzi inutili e ansie fastidiose.
Altre volte i pensieri sono collegati al ricordo di eventi passati o all’anticipazione di ciò che dovrà avvenire. Molti di questi pensieri meccanici sono legati all’ego: alle sue vittorie, ai suoi fallimenti, a come “se la caverà”. Tutte le discipline spirituali considerano l’attaccamento all’ego come il maggiore ostacolo al progresso. I metodi più utili sono quelli che ridimensionano e sgonfiano l’ego, riducendo la preoccupazione per esso.
L’ego esiste solo quando ci sono pensieri che lo rafforzano. Per quanto riguarda gli eventi futuri, escluse le pianificazioni creative o costruttive, preoccuparsene è un grande spreco di energia e può causare stress emotivo. Raramente le cose accadono come sono state immaginate o previste. Anche prendere decisioni troppo anticipate è spesso inutile: le circostanze cambiano e il risultato finale non è quasi mai frutto esclusivo della nostra volontà, ma di molteplici fattori esterni e imprevisti.
Ci inganniamo pensando che, se non riflettiamo continuamente sulle cose, non sapremo come agire. In realtà è il contrario: più la mente è tranquilla, più le azioni saranno spontanee e appropriate.

Esistono due modalità di consapevolezza:
Consapevolezza interna, quando dirigiamo l’attenzione verso le attività della mente.
Consapevolezza esterna, quando l’attenzione è rivolta al mondo delle impressioni sensoriali o alle attività del corpo.
Prima di cercare di concentrarci in modo positivo, dobbiamo coltivare l’autoconsapevolezza. Nessuno può insegnarla: è qualcosa che devi sviluppare gradualmente e costantemente. Puoi iniziare osservandoti mentre compi ogni singola azione. Che tu stia leggendo, pulendo, scrivendo, disegnando o parlando con qualcuno, non lasciare che nulla e nessuno distragga la tua concentrazione.
I pensieri arriveranno sicuramente e cercheranno di ostacolare la tua attenzione. Non combatterli, ma concedi loro un breve riconoscimento, così da prendere coscienza di ciò che ti distrae e di dove la tua mente tende a vagare. Poi allontana consapevolmente il pensiero e torna al tuo oggetto di concentrazione o al tuo lavoro.
Applicando questa tecnica nelle attività quotidiane, rimarrai sorpreso di quanto velocemente migliorerà la tua concentrazione. All’inizio la consapevolezza si manifesterà in forma “negativa”: ti accorgerai soprattutto di non essere stato consapevole. Ma più frequentemente questa consapevolezza si presenta, più facilmente sorgerà uno stato di presenza immediata. Diventando più consapevoli, possiamo trarre maggiore piacere anche dalle azioni più semplici.
Lo Yoga fornisce un metodo diretto e sistematico per sviluppare la consapevolezza. Le Asana ci rendono più consapevoli del corpo e delle sue sensazioni, richiedendo una concentrazione che viene gradualmente intensificata. Lo Yoga Nidra è una tecnica particolarmente efficace per controllare l’attenzione e stabilire la consapevolezza anche di parti del corpo che sembrano remote.
Esistono poi pratiche pre-meditative volte a sviluppare l’autoconsapevolezza. Sono utili per chi non riesce a sedersi in meditazione o per chi vuole iniziare senza una guida esperta. Possono essere praticate ovunque: seduti, in piedi, camminando, prima di dormire.
Tecnica 1 – Consapevolezza dei sensi
Per alcuni minuti, qualunque sia la tua posizione, presta piena attenzione a ciò che sperimenti attraverso i sensi. Non limitarti a guardare o ascoltare: assorbi totalmente l’esperienza.
Se senti un suono, scopri da dove proviene e che effetto ha su di te.
Se avverti un odore, riconoscilo e osserva a cosa lo associ.
Se tocchi qualcosa, nota le sensazioni e i confronti mentali che emergono.
Tecnica 2 – Passaggio tra interno ed esterno
Quando sei seduto o in piedi, specialmente durante un’interazione con qualcuno, alterna l’attenzione tra i tuoi pensieri ed emozioni e le impressioni sensoriali esterne.
Consapevolezza delle esperienze passate e della memoria
Tecnica 1: la sera, ripercorri mentalmente la giornata nei dettagli, osservando azioni, emozioni e pensieri.
Tecnica 2: ricorda un anno o un evento significativo della tua vita. Ricrealo mentalmente, ma come spettatore imparziale.
Tecnica 3: al mattino, prova a ricordare i sogni della notte.
Benefici: migliorano la memoria, favoriscono il rilassamento, ampliano la comprensione di sé e aprono l’accesso ai livelli più profondi della mente.
Consapevolezza del presente
Tecnica 1: in ogni situazione, osserva il tuo livello di energia, l’umore, le sensazioni corporee, le tensioni, l’espressione del viso.
Tecnica 2: siediti in silenzio e diventa testimone imparziale dei tuoi pensieri.
Benefici: comprendere i processi mentali aiuta a domare e dirigere la mente, osservando la stretta relazione tra mente e corpo.
Ripetizione del mantra
La ripetizione mentale di OM o del proprio mantra personale durante il giorno occupa la mente quando è inattiva o distratta. Può essere accompagnata dal movimento delle dita, sincronizzando mantra e gesto.
Una pratica semplice ma profondamente trasformativa. Qui puoi approfondire l'argomento
Chankramanam

Il Chankramanam è una camminata consapevole, senza sforzo e senza distrazioni, una forma di japa camminato. È stato praticato da mistici e yogi, così come da sufi e monaci di diverse tradizioni.
Si cammina a ritmo naturale, sincronizzando il mantra con i passi, mantenendo la consapevolezza del movimento e del suono interiore. Il termine implica un vagabondare senza intenzioni o piani: questa è l’essenza della pratica.
La conquista più importante nella vita è l’autoconsapevolezza. È lo scopo della vita umana, la forma più alta di evoluzione interiore e la chiave della meditazione.
Man mano che questa consapevolezza si intensifica, ci prepariamo naturalmente a esperienze spirituali più profonde. Ma il punto non è “raggiungere” qualcosa: è imparare a essere presenti, momento dopo momento.
La consapevolezza non è uno stato lontano o straordinario. È la semplicità di sapere che stiamo camminando mentre camminiamo, respirando mentre respiriamo, vivendo mentre viviamo.
E da lì, silenziosamente, inizia la meditazione.



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